Massimo Cassano con il Nuovo Centro Destra

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Sen. Massimo Cassano

26 Ottobre 2017

CASSANO (FI): Le mille facce di Emiliano

Le molte facce di Michele Emiliano: renziano dentro, grillino fuori e adesso leghista a metà. Manca solo quella da presidente dei pugliesi, ruolo al quale il gladiatore sembra avere rinunciato, anche se non è ancora chiara la causa: noia o incapacità politica e amministrativa? Adesso il nostro si scopre improvvisamente autonomista, non spiega il perché o il per come, ma ha annusato ik vento favorevole e lui tranquillamente si lascia trasportare. Peccato che solo poche settimane fa fece spallucce quando noi a livello locale chiedevamo di intervenire per una maggiore autonomia in Puglia su agricoltura e turismo. Allora però il Pd guardava con disinteresse a quanto accadeva al Nord ed Emiliano se ne uscì rendendo noto al mondo il suo pensiero sul referendum della Catalogna. Uno statista insomma, un gigante fatto di simpatia e visioni ampie, ma con alcuna capacità tecnica e politica per svolgere l’unico vero ruolo per cui è stato eletto e per cui prende mensilmente lo stipendio: governare la Regione Puglia. Al gladiatore nudo riconosciamo la capacità, non rara in realtà, di abbracciare a destra e a manca a seconda della convenienza personale. In Puglia, il compagno, è riuscito nell’intento di farsi abbandonare dall’ala sinistra della sua maggioranza, troppe grane, troppi grattacapi, meglio la ribalta delle imprese nazionali – e ora internazionali – forte di quell’esercito di disposti-a-tutto, pronto a seguirlo, come del resto ha dimostrato il successo personale alle ultime primarie per la segreteria del Pd. Al bravo Michele consiglierei appena più prudenza e soprattutto una buona dose di autocritica. Più che parlare – sovente sparlare – di problematiche che non lo riguardano affatto, più che lanciare occhiolini patetici a governatori quali Maroni e Zaia – che beninteso governano regioni ricche, moderne e, per esempio, con sistemi sanitari che fanno invidia a quelli delle più avanzate democrazie europee – riapra il suo studio nel palazzo sul lungomare di Bari e prenda atto del totale fallimento della sua azione a capo della Regione. Un fallimento che già sta facendo rimpiangere i danni, per assurdo in parte più morbidi, di chi l’ha preceduto in quel ruolo. Insomma se la strategia in atto è quella del non c’è limite al peggio, pure c’è sempre la possibilità di provare un po’ di vergogna. Per cosa? Per l’immobilità in cui è piombata la nostra Puglia, un’immobilità che sta stringendo d’assedio l’intera comunità, più che pronta, rassegnata ad attraversare l’ennesima burrascosa stagione per l'economia, l'occupazione, l'assistenza sanitaria. Nel frattempo, nel caso a qualcuno stia sfuggendo la situazione, le aziende, al collasso, chiudono i battenti; la famiglie devono ulteriormente ridurre già magrissimi bilanci; le città sono deserte; gli ospedali vanno in tilt, i cantieri – quando ci sono – si muovono a passo da lumaca, l’agricoltura e colpita ed abbattuta da un mare di chiacchiere, si svuotano le Università e i nostri ragazzi sono costretti a prendere la strada del Nord.
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