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Sen. Massimo Cassano

18 Gennaio 2018

DIGA DI SAGLIOCCIA, nota di Gianni Stea

“Grazie a uno stanziamento pari a 5 milioni di euro a valere sulle risorse del Fondo di Sviluppo e Coesione (FSC) 2014 -2020, in seguito all'accordo siglato tra Ministero Infrastrutture, Regione Puglia e Consorzio di bonifica terre d'Apulia, la diga di Saglioccia diventerà da inutile ecomostro ad importante bacino per il sistema idrico di Puglia e Basilicata”. E' quanto sottolinea il consigliere regionale di Forza Italia, Gianni Stea che riconosce all'assessore alle Attività agricole, Leo Di Gioia e al presidente Michele Emiliano di avere mantenuto la parola data mesi fa “quando – dice Stea – li invitai per un sopralluogo alla diga sita tra Altamura e Gravina, in contrada Tema Bianca”.
Stea ricorda la storia “tutta in salsa pugliese” dell'invaso: “I lavori furono avviati nel giugno 1977 (importo stimato pari a 1,7 miliardi di lire, a cui il Ministero dell’Agricoltura poi aggiunse 4,5 miliardi tramite la Cassa per il Mezzogiorno), e al 31 dicembre 2014 eseguiti per il 56,32 per cento, con una spesa sostenuta lievitata a 30 milioni 290.197 euro; e con ulteriori 15 milioni di euro necessari per il completamento dell’opera, secondo quanto espressamente indicato dal Ministero per le Infrastrutture e Trasporti. Al momento rischiava quindi di restare un’inutile e incompleta cattedrale nel deserto, figlia di una visione miope e distorta delle opere pubbliche nel nostro Paese, sul cui presente e sul cui futuro andava finalmente fatta chiarezza, dato lo stato d’abbandono e per rispetto dei tanti milioni di euro spesi (risorse pubbliche) e dei tanti impegni disattesi per decenni. La diga andrebbe completata con i criteri di compatibilità ambientale e entrare di diritto in un sistema secondario di irrigazione per l’agricoltura, attraverso la possibilità di servire 3-4mila ettari di coltivazioni e permettendo così la trasformazione delle colture, col passaggio auspicato dalla monocultura del grano alle coltivazioni degli ortaggi, frutteti, uliveti e vigneti in grado di creare maggiori posti di lavoro e attività ben più redditizie”, aggiunge Stea che ricorda come lo “sbarramento alto 22,5 metri, dalla capacità d’invaso di un milione e 800 mila di metri cubi già costa alla collettività, attraverso l’appaltante Consorzio Terre d’Apulia, 200 mila euro all’anno in custodia, vigilanza, energia elettrica, telefono, manutenzione”.
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